Prosecco Extra Dry Biologico "Fenice" DOC

AZIENDA AGRICOLA GIOL

Prosecco Extra Dry Biologico "Fenice" DOC

Caratteristiche

Una nuova superba interpretazione del vino più amato d'Italia, un prosecco inedito da provare per la sua grande freschezza e per il ricco bouquet.
  • Prodotto momentaneamente non disponibile

  • Produttore: AZIENDA AGRICOLA GIOL

  • Regione: Veneto

  • Annata: 2016

  • Premi e menzioni: Medaglia d'argento al Millésime Bio 2017 Medaglia d'argento al Mundus vini - Biofach 2016 oltre alle due medaglie d'oro al Millésime Bio 2016. Altro prestigioso riconoscimento: il certificato d’eccellenza del Merano Wine Award 2016.

69,00 €
per confezione da 6 bottiglie
11,50 € a bottiglia
Naturale, dal perlage fine e persistente, fresco, elegante, delicatamente acidulo.
Annata 2016
Premi e menzioni Medaglia d'argento al Millésime Bio 2017 Medaglia d'argento al Mundus vini - Biofach 2016 oltre alle due medaglie d'oro al Millésime Bio 2016. Altro prestigioso riconoscimento: il certificato d’eccellenza del Merano Wine Award 2016.
Uve Glera (Prosecco)
Vigneti di provenienza Provincia di Treviso
Tipologia del terreno Argilloso a scheletro prevalente/sabbioso e limoso
Superficie vitata 14 ha
Resa per ettaro 160 qt/ha
Vendemmia Settembre
Vinificazione Decantazione statica dei mosti a freddo e inoculo con lieviti selezionati. Fermentazione controllata a freddo, 14° C. A fine fermentazione si procede al travaso, leggera chiarifica per la stabilizzazione proteica e successiva filtrazione.
Maturazione L' imbottigliamento avviene a seguito di una rifermentazione indotta in recipienti di acciaio chiusi (autoclavi): il vino per un mese aumenta la sovrapressione interna di circa 5 atmosfere fino a terminare la fermentazione.
Alcol 11,50 % vol.
Bottiglie prodotte 5.000
Regione

Argilloso a scheletro prevalente sabbioso e limoso

Raccolta manuale delle uve all'ottimale grado di maturazione tecnologica, pigiadiraspatura, pressatura, decantazione statica dei mosti a freddo e inoculo con lieviti selezionati. Fermentazione controllata a freddo, 14° C.A fine fermentazione si procede al travaso, leggera chiarifica per la stabilizzazione proteica e successiva filtrazione. L'imbottigliamento avviene a seguito di una rifermentazione indotta in recipienti di acciaio chiusi (autoclavi): il vino per un mese aumenta la sovrapressione interna di circa 5 atmosfere fino a terminare la fermentazione: a questo punto si procede con la chiarifica e la filtrazione finale.

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AZIENDA AGRICOLA GIOL

Dal 1427, data a cui risale la prima documentazione scritta, nelle cantine Giol uomini del vino si tramandano esperienza, tradizione e cultura locale del fare vino. Questa antica cantina di straordinario impatto emotivo, è un complesso non intaccato dal tempo che suggestiona e sorprende con una cornice di tigli e glicini secolari costeggiati da un ruscello d'acqua sorgiva.Protetta da antiche pareti spesse oltre un metro, la Cantina Grande è stata fin dai tempi dei Conti Papadopoli un ambiente ottimale per l'invecchiamento di vini di qualità. Esternamente la Cantina si presenta come un grande edificio su due piani con una splendida muratura e la facciata su cui si apre l'ingresso ha una ricercata decorazione delle finestre con tessere in pietra a vista originarie del luogo; gli altri due lati invece si caratterizzano per la presenza di sassi di fiume a vista alternati a mattoni lavorati a mano. Al piano terra troviamo una delle più imponenti e suggestive bottaie esistenti nel nord-Italia.Un anfiteatro di 78 botti di diverse capacità (le più grandi addirittura da 26000 litri) protetto da fitte travature (oltre 220 travi) che sorreggono un immenso granaio. Al piano superiore è possibile infatti ammirare un unico grande spazio di dimensioni straordinarie: 78 metri di lunghezza e 18 di larghezza: qui abbiamo essiccato e conservato il grano per secoli.La copertura è sostenuta da complesse ed imponenti capriate. Durante la Prima Guerra Mondiale gli austriaci occuparono tutta la zona e fecero del Castello e delle Cantine un presidio militare. In quegli anni, intere forme di formaggio venivano nascoste all'intero delle botti per sottrarle alla confisca; da qui l'origine di un formaggio noto come "l'ubriaco". A testimonianza del passaggio delle truppe rimangono, inoltre, i segni dei proiettili sparati contro alcune botti: fortunatamente il loro spessore era tale da resistere ai colpi di arma da fuoco salvaguardandone il contenuto.

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